La scelta della Regione di San Pietroburgo, quale “approdo” propizio all’accesso di aziende italiane in Russia, non é casuale. La grande città del Baltico, (8 Mln di ab.) è infatti più filo-occidentale rispetto alla caotica e satura Mosca, motivo per cui, viste caratteristiche e dimensioni di gran parte delle imprese italiane, è ritenuta più idonea ad accogliere le fasi di start-up dei n/s progetti di penetrazione commerciale, riservando alle successive fasi di consolidamento (e consapevolezza), l’incremento del business in Russia.
La Russia di questi ultimi anni, nonostante le sanzioni U.E. e il conseguente embargo di molti prodotti occidentali, (in vigore dall’agosto 2014) s’é confermata Paese politicamente stabile, con un tasso di crescita più alto rispetto ad altre economie dell’Est e le molte aziende italiane che hanno da anni introdotto e posizionato i loro brand, conseguono consistenti risultati distribuendo sul mercato prodotti di qualità o sfruttando le molteplici opportunità di investimento derivanti dal favorevole tasso di cambio Euro/Rublo. I dati ISTAT relativi all’export, Italia verso Russia, indicavano incrementi anche del 20-25 % rispetto all’anno precedente, sino al 2014… I dati relativi al 2016 (gli ultimi disponibili) indicano la brusca riduzione (post sanzioni U.E. / embargo russo) dei volumi di export verso la Russia, pur evidenziando una sostanziale tenuta (in valore) a conferma dell’appeal esercitato sui consumatori dal ”made in Italy”, e, in parallelo alla risalita del rublo, una progressiva ripresa della domanda, registrata come “costante ed omogenea” in tutti i settori.
